Uno dei gol più storici nella storia del calcio rossonero è stato realizzato da uno dei personaggi più misteriosi. Tale Harding che, il 19 aprile 1925 sul prato dell’Aragona di Vasto, segna su calcio di rigore il primo gol nella storia del football frentano in una gara ufficiale. Di lui però conosciamo poco o nulla.
Dal punto di vista strettamente sportivo, sappiamo che gioca nel ruolo di centravanti e che è un colpitore di testa. Si deduce dalla fascia con cui si cinge la testa nell’unica foto di squadra della stagione: all’epoca dai palloni di cuoio sporgeva una solida cucitura esterna, per cui era consigliabile proteggersi se si pensava di dover colpire più volte di testa.
Ne conosciamo poi le iniziali grazie a una lettera pubblicata sul settimanale L’Abruzzo Sportivo, nella quale si firma appunto «E. G. Harding ex capitano della Virtus di Lanciano». Qui dice, a dispetto del nome anglosassone, di essere brasiliano, e ricorda l’«esperienza sportiva attinta e vissuta ad una squadra d’oltre Oceano che ha nome Corinthians».
Questa lettera Harding la invia dopo il turbolento incontro a Villa delle Rose con l’Ursus di Castellammare Adriatico, sospeso per incidenti sullo 0-2 per gli ospiti, che è costato alla Virtus la squalifica del campo (tra l’altro la prima nella storia del calcio abruzzese). Vorrebbe dirne quattro all’arbitro per quanto ha scritto nel referto ma, poiché non riesce a rintracciarlo, si affida all’ospitalità del periodico.
«È falso parlare del mio comportamento scorretto verso l’arbitro il quale non si era assunto che il compito di batterci», riferisce l’ormai ex capitano, «ho esposto le mie ragioni serenamente e con obbietività». Spiega semplicemente che «ai due noti offside non riconosciuti io ho risposto con il ritiro della squadra». Un ritiro che i compagni non accettano. E, probabilmente, per questo sottolinea che scrive a titolo personale e non «della locale società sportiva dalla quale mi sono staccato dopo il malaugurato match».
Aggiunge infine che è in procinto di tornare «nella mia terra lontana dove gli affetti famigliari mi hanno già richiamato». Non sappiamo se torni immediatamente o meno in Sud America. Ma, di sicuro, un paio d’anni dopo è ancora a Lanciano, nella Virtus che vince il campionato di Terza Divisione, quando in Italia gli stranieri possono giocare solo se oriundi (supponiamo quindi che sia italiano per parte di madre). Poi, di questo misterioso capitan Harding, più nessuna notizia.
Dal punto di vista strettamente sportivo, sappiamo che gioca nel ruolo di centravanti e che è un colpitore di testa. Si deduce dalla fascia con cui si cinge la testa nell’unica foto di squadra della stagione: all’epoca dai palloni di cuoio sporgeva una solida cucitura esterna, per cui era consigliabile proteggersi se si pensava di dover colpire più volte di testa.
Ne conosciamo poi le iniziali grazie a una lettera pubblicata sul settimanale L’Abruzzo Sportivo, nella quale si firma appunto «E. G. Harding ex capitano della Virtus di Lanciano». Qui dice, a dispetto del nome anglosassone, di essere brasiliano, e ricorda l’«esperienza sportiva attinta e vissuta ad una squadra d’oltre Oceano che ha nome Corinthians».

La Virtus Lanciano che partecipa al campionato del 1925
Questa lettera Harding la invia dopo il turbolento incontro a Villa delle Rose con l’Ursus di Castellammare Adriatico, sospeso per incidenti sullo 0-2 per gli ospiti, che è costato alla Virtus la squalifica del campo (tra l’altro la prima nella storia del calcio abruzzese). Vorrebbe dirne quattro all’arbitro per quanto ha scritto nel referto ma, poiché non riesce a rintracciarlo, si affida all’ospitalità del periodico.
«È falso parlare del mio comportamento scorretto verso l’arbitro il quale non si era assunto che il compito di batterci», riferisce l’ormai ex capitano, «ho esposto le mie ragioni serenamente e con obbietività». Spiega semplicemente che «ai due noti offside non riconosciuti io ho risposto con il ritiro della squadra». Un ritiro che i compagni non accettano. E, probabilmente, per questo sottolinea che scrive a titolo personale e non «della locale società sportiva dalla quale mi sono staccato dopo il malaugurato match».
Aggiunge infine che è in procinto di tornare «nella mia terra lontana dove gli affetti famigliari mi hanno già richiamato». Non sappiamo se torni immediatamente o meno in Sud America. Ma, di sicuro, un paio d’anni dopo è ancora a Lanciano, nella Virtus che vince il campionato di Terza Divisione, quando in Italia gli stranieri possono giocare solo se oriundi (supponiamo quindi che sia italiano per parte di madre). Poi, di questo misterioso capitan Harding, più nessuna notizia.
"Cespu" Andrea Rapino



