A Foligno il 16 febbraio si disputa la seconda giornata di ritorno della Prima Divisione, terza serie nazionale. La Virtus Lanciano corre nel gruppone che insegue la capolista Palermo, che proprio i frentani hanno sconfitto in Sicilia tre settimane prima. I folignati invece annaspano nelle ultime posizioni. Sul campo finisce 1-1, con capitan Ricciuti che nella ripresa pareggia il vantaggio dei padroni di casa. I virtussini fanno vedere un buon calcio e meriterebbero la vittoria. Ma poco può la tecnica poco contro la serie di colpi proibiti denunciati dalla dirigenza frentana.

Virtus Lanciano 1929/30
Già subito dopo la gara, il barone Rino Cocco, presidente del club nonché capomanipolo della Milizia fascista di Lanciano, scrive al Direttorio Meridionale della Figc. Relaziona delle «vili aggressioni» subite durante e dopo l’incontro, per di più premeditate. Infatti, nella protesta formale inviata a Roma, Cocco sottolinea che «sin dal giorno precedente l’incontro, era stato stabilito che se la Virtus avesse vinto la partita, la folla avrebbe invaso il campo mandando all’ospedale tutti i lancianesi».
A stretto giro parte la protesta formale dal municipio. Il podestà di Lanciano Nicola Palmili, all’indomani del ritorno della squadra in città, indirizza un telegramma a quello di Foligno, Romolo Raschi: «Lanciano protesta brutale aggressione contro giocatori nostra squadra calcistica et deplora comportamento codesta squadra indegno».

Foligno 1929/30
Il podestà umbro risponde subito per le rime a quello che definisce «telegramma fuori luogo». Gli incidenti? «Causati dal comportamento veramente provocante di qualche giuocatore di codesta squadra calcistica», rintuzza Raschi, lui stesso, afferma, costretto a intervenire per calmare qualche atleta virtussino. «Nel terreno sportivo occorre cavalleria e non rancore», bacchetta il podestà folignate, «le proteste e gli aggettivi grossi sono fuori luogo».
Il Direttorio, dal canto suo, non prende grandi provvedimenti: arriva solo una multa per gli umbri. Così a Lanciano si va su tutte le furie e la questione diventa politica. I maggiorenti del fascismo locale decidono di urlare ai quattro venti la propria indignazione sfruttando la stampa regionale, tra l’altro molto vicina alla Virtus.
A prendere carta e penna è il ragionier Ernesto Di Camillo, direttore sportivo e, pure lui come Cocco, capomanipolo della Milizia. La sua lettera viene pubblicata il 23 febbraio dal Giornale d’Abruzzo e Molise, diretto e fondato dal guardiese Guido Cristini, presidente onorario della Virtus ma soprattutto pezzo grosso del Pnf che a Roma presiede il Tribunale Speciale Fascista. «Non si è giuocata una partita di calcio», denuncia Di Camillo, «ma si è assistito ad una caccia all’uomo, in cui i virtussini sono stati alla mercé della ferocia dei giuocatori di Foligno che, aiutati dalla fifa dell’arbitro, hanno potuto manifestare e dare ampio sfogo ai loro istinti bestiali».

Mario Bindi, Giovanni D’Urbano, Cesare Cambi e Romolo Re, i virtussini che hanno la peggio sul campo degli umbri
Di Camillo, «col cuore stretto dal dolore e dal disgusto», racconta che la «folla, tra fischi ed insulti, incitava i propri “campioni” al massacro». Più d’un atleta ospite ne fa le spese: il portiere Giovanni D’Urbano viene espulso per aver reagito a una «carica di Ioppolo con la sua mole pachidermica»; l’ala destra Romolo Re esce con il naso sanguinante; il mediano Armando Bindi gioca perdendo pure lui sangue per una ferita alla gamba; Cesare Cambi, l’altro mediano laterale, resta in campo zoppicante. Ma non finisce qui. La squadra viene pure aggredita al rientro in albergo, dove «il povero D’Urbano ricevette una tremenda bastonata sulla testa e calci e pugni sul viso».
La risposta alla lettera sulle colonne del Giornale di Cristini è categorica, stigmatizza la lieve sanzione ricevuta dagli umbri e attacca il Direttorio per non aver dato la vittoria a tavolino ai frentani: «Bisognava colpire con severità i responsabili degli incresciosi incidenti e far sì che con il monito federale ognuno comprendesse il significato dello sport in regime fascista», che «deve servire ad educare lo spirito e non deve essere l’espressione brutale di un campanilismo paesano ormai sorpassato». L’agognata vittoria a tavolino non è arrivata e ci si deve consolare rinfacciando ai camerati folignati di non essere dei buoni fascisti: a quei tempi è il massimo dell’offesa. E chi ha le spalle coperte da un “capobastone” se la può permettere con disinvoltura.
I PRECEDENTI TRA FOLIGNO E LANCIANO
Scorrendo i precedenti tra Lanciano e Foligno, spicca un particolare curioso: per la prima volta i frentani affrontano i biancazzurri senza la denominazione Virtus. Così infatti si chiamava la nostra squadra nelle ultime sfide tra il 2008 e il 2010, in quelle di fine anni ’40 e, in precedenza, nel 1929-30.
Il bilancio comunque pende decisamente dalla parte rossonera: nei dieci precedenti tra Lanciano e Foligno si contrano 5 vittorie dei frentani, 4 pareggi e una sola sconfitta. Unica pecca: manca la vittoria in trasferta, che finora i lancianesi non hanno mai conquistato. I successi sono infatti arrivati tutti tra le mura amiche. Il primo, per 1-0 con rete di Costa su rigore, risale alla Prima Divisione 1929-30, allora terza serie nazionale, al campo di Villa delle Rose. Al ritorno finisce invece 1-1.
Le due squadre si ritrovano poi di fronte nella Serie C 1947-48: all’andata l’unica vittoria degli umbri (2-0), al ritorno nuovo successo dei frentani in rimonta con reti di De Rentiis e Fella. La stagione successiva Virtus e Foligno si confrontano nella quarta serie, che all’epoca è la Promozione interregionale: al pari 1-1 in Umbria segue il successo al campo della Vittoria, stavolta con un eclatante 6-0, con De Rentiis di nuovo in rete, Starcich autore di una doppietta, e Guandalini e Legnani che completano il tabellino dei marcatori.
Bisogna aspettare quasi mezzo secolo per rivedere un Virtus-Foligno. Le due squadre si affrontano nella Prima Divisione nel 2008-09 e nel 2010-11. I frentani continuano la tradizione: vincono al Biondi (prima 3-1 con Bolic e doppietta di Turchi, poi 2-1 con Amenta e Di Gennaro da un lato e Falcinelli per gli umbri) e pareggiano in trasferta (0-0 e 1-1 col pari di Turchi nel recupero).
"Cespu" Andrea Rapino.



