Per vent’anni sul mare il sole ce l’ha visto tramontare. Invece, quando gli capita di uscire alle prime ore del mattino dalla sua nuova casa in via Galvani, e sbuca su via Belvedere, sulla striscia di mare che si intravede oltre le Torri Montanare c’è il sole che sorge. All’inizio sarà sembrato un po’ buffo a Ferruccio Starcich, ala sinistra della Virtus Lanciano tra il 1948 e il 1951, uno dei tanti profughi che nel Dopoguerra lascia l’Istria e la Dalmazia diventate Jugoslavia.
Ma deve abituarsi anche a questo. Perché dall’altro lato dell’Adriatico Starcich deve lasciare tutto. La voglia di giocare a calcio però non gliela toglie nessuno. Tra l’altro ha un curriculum niente male: due stagioni nel massimo campionato jugoslavo con il Quarnero di Fiume, Kvarner Rijeka in serbocroato, che raccoglie l’eredità della vecchia Fiumana. Fa parlare di sé quando segna la rete che vale la prima vittoria in trasferta: marzo 1947 a Sarajevo contro lo Željezničar, la squadra dei ferrovieri. Quando al Cantrida arriva la Dinamo di Zagabria, che quel primo campionato jugoslavo lo vince, segna il gol del temporaneo vantaggio.
Starcich abbandona il Quarnero ai primi di ottobre del 1948, con il fratello Vittorio che giocherà nella formazione riserve della Virtus e farà qualche apparizione in prima squadra. Meno di venti giorni e al campo della Vittoria Ferruccio è il numero 11 dei rossoneri. Lo sarà per tre stagioni nel campionato interregionale di Promozione, l’attuale Serie D. Nel giorno del debutto, il 24 ottobre contro Spoleto, è proprio “Uccio” ad aprire le marcature al 22’, nella partita che finisce poi 3-1 per i frentani.
Classe 1926, ala sinistra non prestante fisicamente ma tecnico e veloce, incisivo tanto come realizzatore quanto come uomo assist, Starcich in questa prima stagione è il capocannoniere della Virtus con 12 reti in 29 partite. Si ripete l’anno successivo, con 13 gol in 28 gare. Nel 1950-51 realizza ancora 13 gol in 34 presenze, anche se stavolta il più prolifico della squadra è Renzo Morbioli (16 gol).
Starcich non è l’unico fiumano a brillare in Abruzzo in questi anni. Qui spicca anche il più esperto Mario Laurencich, classe 1920, che con Starcich condivide l’esperienza al Kvarner e si accasa a Chieti. Così le sfide di campanile con i teatini diventano anche un derby nel derby tra i due fiumani, con Laurencich che nel 1949-50 infila la porta rossonera all’andata e al ritorno, e Starcich che va in gol contro i neroverdi una volta nel 1949-50 e una l’anno successivo.
L’amicizia tra fiumani porta a Lanciano anche Alberico Cvetnich Margarit, padrino al battesimo del figlio di Laurencich, che ha militato nelle squadre minori fiumane. Prima di stabilirsi a Torino, Cvetnich Margarit gioca nella squadra riserve della Virtus nel 1948-49 come terzino, insieme a Vittorio Starcich.
Nel 1951 la Virtus patisce una rocambolesca retrocessione e Starcich, a fine stagione, accetta l’offerta della Fermana in Serie C. Passano dieci anni, ed ecco la Pro Lanciano dei fratelli Agostinis, Mario e Franco, nati tra il 1937 e il 1938 nell’Istria che oggi è Croazia. Lasciano la terra natale l’11 febbraio 1947: è di quel giorno la foto che immortala il fratello più piccolo Carlo Alberto su un carretto con le cose di famiglia, in uno scatto simbolo che sarà utilizzato per la copertina di un libro sull’esodo italiano.
La famiglia Agostinis passa da un campo profughi all’altro. Si stabilisce a Lanciano passando per Chieti Scalo e Ortona e qui, a cavallo tra il 1949 e il 1950, arrivano finalmente pure Mario e Franco che erano rimasti a Trieste. In Abruzzo comincia così la nuova vita, che ha anche il sapore del cuoio. La maglia, quando i due fratelli non hanno ancora compiuto vent’anni, è quella del Borgo Lanciano, seconda squadra cittadina che cresce all’ombra della più blasonata Virtus. Mario tra i pali e Franco in difesa sono due colonne dei gialloazzurri che si distinguono nelle serie minori abruzzesi fino al 1959, anno fatale per il calcio frentano.
È infatti l’anno in cui la Virtus, dopo la retrocessione dalla Quarta Serie, fallisce. Il Borgo viene invece promosso nel massimo campionato regionale: diventa la Pro Lanciano e inizia un’altra storia, che vede ancora i fratelli Agostinis protagonisti. Franco, in particolare, lo sarà ancora a lungo. Le sue ultime gare in rossonero sono quelle del 9 e 16 giugno 1968, il doppio spareggio per la promozione contro il Teramo. I frentani vincono 1-0 l’andata al Villa delle Rose. Al Comunale, pur senza i favori del pronostico, il ritorno finisce 0-2. La Pro Lanciano è in Serie D. Il capitano di quella squadra è il numero 5, un ragazzo di Pola.
Ma deve abituarsi anche a questo. Perché dall’altro lato dell’Adriatico Starcich deve lasciare tutto. La voglia di giocare a calcio però non gliela toglie nessuno. Tra l’altro ha un curriculum niente male: due stagioni nel massimo campionato jugoslavo con il Quarnero di Fiume, Kvarner Rijeka in serbocroato, che raccoglie l’eredità della vecchia Fiumana. Fa parlare di sé quando segna la rete che vale la prima vittoria in trasferta: marzo 1947 a Sarajevo contro lo Željezničar, la squadra dei ferrovieri. Quando al Cantrida arriva la Dinamo di Zagabria, che quel primo campionato jugoslavo lo vince, segna il gol del temporaneo vantaggio.

La Virtus Lanciano 1948-49 sul campo dell’Aquila: Starcich è il primo accosciato da destra
Starcich abbandona il Quarnero ai primi di ottobre del 1948, con il fratello Vittorio che giocherà nella formazione riserve della Virtus e farà qualche apparizione in prima squadra. Meno di venti giorni e al campo della Vittoria Ferruccio è il numero 11 dei rossoneri. Lo sarà per tre stagioni nel campionato interregionale di Promozione, l’attuale Serie D. Nel giorno del debutto, il 24 ottobre contro Spoleto, è proprio “Uccio” ad aprire le marcature al 22’, nella partita che finisce poi 3-1 per i frentani.
Classe 1926, ala sinistra non prestante fisicamente ma tecnico e veloce, incisivo tanto come realizzatore quanto come uomo assist, Starcich in questa prima stagione è il capocannoniere della Virtus con 12 reti in 29 partite. Si ripete l’anno successivo, con 13 gol in 28 gare. Nel 1950-51 realizza ancora 13 gol in 34 presenze, anche se stavolta il più prolifico della squadra è Renzo Morbioli (16 gol).
Starcich non è l’unico fiumano a brillare in Abruzzo in questi anni. Qui spicca anche il più esperto Mario Laurencich, classe 1920, che con Starcich condivide l’esperienza al Kvarner e si accasa a Chieti. Così le sfide di campanile con i teatini diventano anche un derby nel derby tra i due fiumani, con Laurencich che nel 1949-50 infila la porta rossonera all’andata e al ritorno, e Starcich che va in gol contro i neroverdi una volta nel 1949-50 e una l’anno successivo.

Un Formazione del Kvarner Rijeka nel 1947 con Starcich (il primo accosciato da destra) e Laurencich (il primo accosciato da sinistra)
L’amicizia tra fiumani porta a Lanciano anche Alberico Cvetnich Margarit, padrino al battesimo del figlio di Laurencich, che ha militato nelle squadre minori fiumane. Prima di stabilirsi a Torino, Cvetnich Margarit gioca nella squadra riserve della Virtus nel 1948-49 come terzino, insieme a Vittorio Starcich.
Nel 1951 la Virtus patisce una rocambolesca retrocessione e Starcich, a fine stagione, accetta l’offerta della Fermana in Serie C. Passano dieci anni, ed ecco la Pro Lanciano dei fratelli Agostinis, Mario e Franco, nati tra il 1937 e il 1938 nell’Istria che oggi è Croazia. Lasciano la terra natale l’11 febbraio 1947: è di quel giorno la foto che immortala il fratello più piccolo Carlo Alberto su un carretto con le cose di famiglia, in uno scatto simbolo che sarà utilizzato per la copertina di un libro sull’esodo italiano.

Il Borgo Lanciano 1958-59: Mario Agostinis è il portiere, Franco è il terzo accosciato da destra
La famiglia Agostinis passa da un campo profughi all’altro. Si stabilisce a Lanciano passando per Chieti Scalo e Ortona e qui, a cavallo tra il 1949 e il 1950, arrivano finalmente pure Mario e Franco che erano rimasti a Trieste. In Abruzzo comincia così la nuova vita, che ha anche il sapore del cuoio. La maglia, quando i due fratelli non hanno ancora compiuto vent’anni, è quella del Borgo Lanciano, seconda squadra cittadina che cresce all’ombra della più blasonata Virtus. Mario tra i pali e Franco in difesa sono due colonne dei gialloazzurri che si distinguono nelle serie minori abruzzesi fino al 1959, anno fatale per il calcio frentano.
È infatti l’anno in cui la Virtus, dopo la retrocessione dalla Quarta Serie, fallisce. Il Borgo viene invece promosso nel massimo campionato regionale: diventa la Pro Lanciano e inizia un’altra storia, che vede ancora i fratelli Agostinis protagonisti. Franco, in particolare, lo sarà ancora a lungo. Le sue ultime gare in rossonero sono quelle del 9 e 16 giugno 1968, il doppio spareggio per la promozione contro il Teramo. I frentani vincono 1-0 l’andata al Villa delle Rose. Al Comunale, pur senza i favori del pronostico, il ritorno finisce 0-2. La Pro Lanciano è in Serie D. Il capitano di quella squadra è il numero 5, un ragazzo di Pola.

La Pro Lanciano che il 9 giugno 1968 ospita il Teramo a Villa delle Rose: in piedi, al centro, Franco Agostinis
"Cespu" Andrea Rapino



