È cosa certa che il primo club che pratica calcio nasce a Lanciano il 7 marzo 1920, con la fondazione del Circolo Sportivo Virtus. Ma è altrettanto certo che il football in città era praticato già in precedenza. Sicuramente fin dal primo decennio del Novecento, come ci racconta Alfredo Bontempi, nel Dopoguerra personaggio di spicco della cultura e della politica cittadina, ma da liceale testimone oculare e pioniere del calcio frentano.
Nato a Orsogna nel 1893 e morto a Lanciano nel 1984, Bontempi nel 1908 frequenta il liceo-ginnasio che ha ancora sede in via degli Studi, oggi via Finamore. Qui è testimone di quella che è probabilmente la prima apparizione del football in città. La racconta nel gennaio 1950 nell’articolo intitolato «Come si apprese il giuoco del calcio a Lanciano», che firma sul periodico lancianese di area repubblicana “Libera Voce”, diretto insieme a Federico Mola.

L’imbocco di via degli Studi, dove aveva sede il liceo-ginnasio
È appunto nel 1908 che Giuseppe Bevilacqua, professore di educazione fisica che nel 1924 sarà anche vicepresidente della Virtus Lanciano, invita nella palestra del liceo-ginnasio, per tenere una lezione sul football, Vittorio De Angelis, giovane emigrante di ritorno dalla Svizzera, dove De Angelis si è appassionato a questo sport che, all’epoca, è più radicato che in Italia.
De Angelis si presenta ai liceali lancianesi «con un maglione bianco, i calzoncini da giocatore e con in mano un grosso pallone di cuoio», racconta Bontempi, «ci spiegò le prime regole, facendoci una testa di nomi inglesi: back, half e goalkeeper (difensori, centrocampisti, portiere, ndr)». Sulle prime i ginnasiali non si appassionano. Così, pochi mesi dopo, De Angelis «trovò fuori di questo ambiente i primi tifosi e costituì la società sportiva sotto il nome di “Frentan Sporting Club”».

La Pista durante una corsa di cavalli all’inizio del secolo scorso
I pionieri del football lancianese si sfidano sul «prato della Fiera, in quel tempo, a primavera, tutto fiorito di margheritine». Come in tutte le città che scoprono il calcio, infatti, il primo campo naturale nasce nello spazio aperto più ampio a disposizione, dentro o a ridosso del centro urbano: la piazza d’armi, il foro boario, un grande parco o una parte di tratturo. A Lanciano invece è appunto lo sterrato all’interno dell’anello per le corse dei cavalli, la “Pista”.
Il Frentan Sporting Club ha sede lungo corso Trento e Trieste, nel negozio di Damiano Cibotti, commerciante quarantenne e portiere della squadra. Tra i giocatori Bontempi ricorda inoltre «Giuseppe Tavani, oggi valoroso ingegnere a Livorno, Giuseppe Carabba, l’ufficiale sanitario del nostro Comune, Filippo Carabba, l’avvocato rimasto sempre amante di questo sport, molti ingegneri della Sangritana, Michele Carestia, studente, tutti sotto la guida di Vittorio De Angelis, tenace maestro del giuoco, primo allenatore lancianese».

Una veduta di Lanciano nei primo del ’900
Dopo l’iniziale diffidenza, sul prato della Fiera arrivano anche i ginnasiali del professor Bevilacqua. La passione per il calcio fa presa tra i convittori del seminario che, come riferisce ancora Bontempi, acquistano un pallone e danno vita a partite con squadre che contano fino a trenta giocatori. Una zuffa senza regole? Non è detto. All’epoca, oltre al football degli inglesi, in Italia c’è anche quello delle società di ginnastica. Bevilacqua, da buon professore di educazione fisica, probabilmente ne conosce i manuali: si può giocare con formazioni fino a 31 persone, sono fondamentali la disciplina nel mantenimento della propria posizione e la correttezza dei gesti atletici.
Così a Lanciano «sorsero campionati tra le piccole squadre» per praticare quello che può essere definito una sorta di incontro tra la scuola elvetica e quella della ginnastica. Ad ogni modo, è a cavallo tra il 1908 e il 1909 che germogliare in città il calcio. O meglio, il “fubballe” come, calcando l’originale inglese al pari di tante lingue straniere, si chiama nei vari dialetti abruzzesi la disciplina destinata a diventare lo sport più praticato in Italia.
Andrea Rapino



