Tra i tanti calciatori lancianesi che sono stati profeti in patria, spicca l’attuale allenatore Antonio Aquilanti, ultimo capitano dei rossoneri in Serie B, quando si è guadagnato il soprannome di “Patriota”. Ma una lista di “patrioti” del calcio frentano deve cominciare circa un secolo fa, con Lino Ricciuti, primo profeta in patria del football lancianese, ala sinistra e capitano della Virtus Lanciano che infiamma la tifoseria frentana tra il 1927 e il 1930.
Il primo abruzzese in A. Lino, con il fratello gemello Dino di ruolo portiere, nasce nel luglio del 1905 in via Garibaldi. La famiglia si trasferisce a Milano nel 1920, dove i due fratelli cominciano a giocare a calcio. Lui è quello “buono”, perché si distingue nelle giovanili dell’Internazionale e nell’aprile 1924 esordisce in prima squadra in Genoa-Inter 5-1, contro i rossoblù lanciati verso lo scudetto. Resta questa la sua unica presenza da titolare, ma basta per farne il primo abruzzese a debuttare nella massima serie italiana.
Il primo abruzzese in A. Lino, con il fratello gemello Dino di ruolo portiere, nasce nel luglio del 1905 in via Garibaldi. La famiglia si trasferisce a Milano nel 1920, dove i due fratelli cominciano a giocare a calcio. Lui è quello “buono”, perché si distingue nelle giovanili dell’Internazionale e nell’aprile 1924 esordisce in prima squadra in Genoa-Inter 5-1, contro i rossoblù lanciati verso lo scudetto. Resta questa la sua unica presenza da titolare, ma basta per farne il primo abruzzese a debuttare nella massima serie italiana.

Il Giornale d'Abruzzo e Molise - 1929
Poco spazio nell’Internazionale. Del resto, in un’epoca in cui non esistono le sostituzioni, è difficile mettersi in mostra. L’Internazionale non fa faville, ma con Ricciuti c’è comunque in rosa gente che ha vestito la maglia della nazionale, come i portieri Piero Campelli e Valentino Degani; il difensore Silvio Pietroboni e il mediano Enrico Rivolta, suoi coetanei che vinceranno il bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam 1928; il centrocampista Armando Castellazzi, campione del mondo nel 1934, e la mezzala Luigi Cevenini III, in azzurro autore di 11 reti in 29 presenze e sette volte capitano.
Il ritorno a casa. Così Ricciuti viene svincolato al termine della stagione 1926-27, quando il calcio lancianese si sta riorganizzando. È l’anno in cui viene adeguato lo stadio di Villa delle Rose, con la sistemazione del campo e la realizzazione degli spalti. Nella Virtus che vuole dare lustro sportivo alla città è stato già arruolato il fratello Dino. E così viene ingaggiato anche Lino che, forte della sua esperienza al Nord, diventa il trascinatore della squadra che si impone subito nel massimo torneo regionale.

Il Giornale d'Abruzzo e Molise - 1929
Profeta in patria. Ricciuti guida da capitano la Virtus per tre anni, fino al 1929-30, stagione in cui Lanciano è il primo club della regione e l’unica città abruzzese nella terza serie nazionale. In un girone centromeridionale di ferro i frentani di capitan Ricciuti fanno sognare i tifosi. Stazionano a lungo a ridosso delle prime posizioni: al Villa delle Rose battono club più esperti quali Taranto, Terni, Cagliari o la Nocerina di Ernő Erbstein. L’apice è la vittoria sul campo della capolista Palermo.

La Pista, dopo la costruzione degli spalti
Quella Virtus nel cuore dei tifosi. La crisi finanziaria tarpa purtroppo le ali della Virtus allenata dall’ungherese Antal Mally e la società è costretta a dare forfait prima della fine del campionato. Dopo il ritiro della squadra, Ricciuti rientra a Milano, dove gioca ancora una stagione in terza serie nazionale con l’Isotta Fraschini, club legato all’omonima casa automobilistica. Ma, nonostante il finale amaro, quella Virtus di capitan Ricciuti che ha fatto la storia del calcio lancianese resterà nel cuore dei tifosi.
Andrea Rapino



