«Una delle squadre che mi ha dato più soddisfazioni è stata il Lanciano, anche perché il primo amore non si scorda mai». Sono le parole di un’intervista di qualche anno fa al quotidiano Il Centro di Gianni Balugani, bandiera rossonera degli anni ’70, che si è spento sabato a Modena, dove era nato nel maggio del 1946, e oggi ha ricevuto l’ultimo saluto. Bandiera rossonera di quegli anni ’70 che, per il pubblico dell’allora Cinque Pini, sono stati favolosi: il sogno della Serie C, i campionati di vertice, gli spalti gremiti. Anni dei quali Balugani, roccioso difensore, è stato uno dei protagonisti indiscussi.

Balugani, secondo in piedi da destra, nel Modena 1971-72
Gli esordi da calciatore. Dopo le giovanili nel Modena, Balugani debutta in B con i gialloblù. La prima presenza nel 1967-68, quando è una promessa dei canarini. Altre quattro stagioni tra i cadetti con gli emiliani, ma non sfonda. Passa così alla Pro Lanciano, in D, nel 1972-73. Un trasferimento che, giustamente, lì per lì non lo entusiasma. Ma che segnerà la sua carriera sportiva. È il primo anno di Leonardo Petruzzi presidente a pieno titolo (ne abbiamo parlato qui), che rilancia le ambizioni rossonere. L’obiettivo è il ritorno in C, per il quale viene allestita una rosa di tutto rispetto.
Una difesa di ferro. Quell’anno il ritorno nella terza serie nazionale purtroppo viene solo sfiorato. L’undici allenato da Ottorino Dugini, reduce dalla promozione in C col Barletta, si piazza terzo dietro Pescara e Teramo. Ma il terzino modenese è la colonna di una difesa – che schiera Balugani in 32 partite su 34 – che infila ben 24 gare senza subire reti. È la meno battuta del girone H: appena 11 reti subite (in tutta la D fa meglio solo il Latina nel girone F con 8) e 7 in meno del Pescara capolista (unica squadra, tra l’altro, capace di segnare più di un gol in una partita ai frentani).

La Pro Lanciano 1973-74 con Balugani capitano
La Serie C sfiorata. Ancora più vicina al ritorno in Serie C va la Pro Lanciano di Luciano Pozzolini, presidente per tre stagioni dal 1973-74. Dopo un onorevole sesto posto, arrivano due memorabili annate che vedono i frentani piazzarsi secondi: prima alle spalle del Campobasso e poi, per appena un punto, dietro al Matera sconfitto all’andata e al ritorno. La formazione allenata da Armando Rosati infiamma la piazza rossonera: il capitano di quella squadra è Gianni Balugani.
Il passaggio in panchina. Fino al 1977-78 Balugani colleziona con la maglia della Pro Lanciano la bellezza di 118 presenze in campionato. Tuttavia, complice qualche infortunio, sono appena 2 le gare nell’ultimo anno da calciatore. Nel frattempo, però, metà campionato 1976-77 se lo fa già da allenatore: finisce con un buon terzo posto. È il Lanciano – che non è più Pro – di Manlio Mauri presidente, che questo benedetto campionato di D finalmente lo vince nel 1978, quando c’è Feliciano Orazi in panchina, nell’anno in cui la C viene sdoppiata in C1 e C2. Per i rossoneri è il ritorno nel professionismo.

Mister Balugani sulla panchina rossonera nella C2 1979-80
Mister Balugani. Per ben figurare nella nuova C2, Mauri decide di puntare su un tecnico giovane, preparato, che conosce bene la piazza e ha già dimostrato di saperci fare: Gianni Balugani, appunto. Nell’anno in cui la presidenza passa a Giovanni Altobelli, i rossoneri non fanno grandissime cose, ma neanche sfigurano: Balugani debutta con un decimo posto che vale la salvezza programmata. La seconda stagione va decisamente meglio: l’allenatore modenese traghetta i rossoneri a un lusinghiero quarto posto, che all’epoca non vale i playoff ma solo l’onore e la gloria. Che comunque non sono mai da buttare. Un bel traguardo, impreziosito dalla fiducia data a tanti giovani locali.
L’allenatore gentiluomo. Inizia così la lunga carriera da allenatore di Balugani, che dopo i primi due anni in rossonero si accasa nell’ambizioso Francavilla di Emidio Luciani. Passerà anche per Chieti e Teramo, allenerà nelle Marche e in Puglia, dove sfiora la Serie B con il Casarano, in Campania e nella sua Emilia. Ma l’Abruzzo gli resta davvero nel cuore, tra le estati al mare a Francavilla e le puntate, non rare, a Lanciano, per una rimpatriata con i suoi vecchi giocatori, testimoni di quanto gli appellativi di “maestro gentile” e “allenatore gentiluomo”, con cui è stato definito in questi giorni, siano quanto mai motivati.
"Cespu" Andrea Rapino



