Nel vivaio della Virtus. Mario Zulli si forma nelle squadre cittadine minori, in particolare nella Lancianese e nel Dopolavoro, che di fatto rappresentano la squadra riserve della Virtus. Si distingue, insieme ad altri lancianesi, nell’Ideale Orsogna, che pure disputa solo incontri amichevoli. Fino a quando non arriva la chiamata dalla Virtus nel finale della stagione 1929-30: il club è incalzato dai problemi economici, e per puntellare l’organico falcidiato dalle partenze dei forestieri pesca nel florido vivaio locale.
Zulli diventa così il centravanti dell’undici allenato dal tecnico ungherese Antal Mally che, dopo un lusinghiero avvio di campionato, bene o male riesce a conquistare sul campo la permanenza nella categoria. La dirigenza frentana tuttavia getta la spugna: si spegne la Virtus e, nella stagione successiva, a rappresentare Lanciano ci sono gli azzurri della Duilio D’Autilio, dove Zulli, che gioca ancora come mezzala o centravanti, è uno dei punti di forza.

Calciatori di Us Sulmonese e Virtus Lanciano in posa insieme in occasione di un’amichevole nel maggio del 1930
Gli anni ad Aquila. Sono anni difficili per lo sport lancianese. La D’Autilio ha vita breve. Nel 1931-32 fallisce il tentativo di iscrivere nuovamente una squadra di Lanciano alla divisione regionale. Zulli, per giocare, è costretto a fare i bagagli. Insieme all’altro giovane più in vista della squadra, Giulio Di Giulio, anch’egli attaccante e un anno più giovane, pure già nella Virtus e nella Duilio D’Autilio, accetta l’offerta che arriva da Aquila.
Nel capoluogo di regione il calcio sta crescendo rapidamente, grazie anche alla spinta di Adelchi Serena, podestà e deputato, nonché futuro ministro. Sono gli anni in cui Aquila cresce e si consolida. Il club rossoblù è quasi pronto per la scalata alla Serie B, e per farsi le ossa punta sui giovani abruzzesi più promettenti: e Zulli è uno di questi, che tra i rossoblù si distingue prima come mezzo destro e poi come ala per due anni.

Mario Zulli, al centro nella fila in piedi, nella Duilio D’Autilio
La polemica di Gian. I due giovani lancianesi chiamati a rinforzare l’ambizioso club del capoluogo vengono visti con ammirazione a Lanciano. E di loro ci si ricorderà a lungo, tanto da essere citati sarcasticamente nell’ambito di una feroce polemica che segue un cruento Lanciano-Aquila del febbraio 1948. I rossoblù perdono a tavolino perché abbandonano il campo dopo l’intervallo: ben cinque giocatori non sono in grado di continuare la gara, a loro dire, per le botte ricevute.

Aquila 1931-32: Di Giulio e Zulli sono rispettivamente il secondo e quinto in piedi da destra
Sui campi della serie C. Dopo il biennio aquilano, Zulli passa al Manfredonia per due anni. Con i pugliesi viene promosso nella terza serie nazionale e qui, tra le altre cose, si sposa anche. È un calciatore maturo: in Puglia si afferma come giocatore di terza divisione, e così nel 1935-36 lo ingaggia il Cerignola, che in Serie C guadagna una salvezza tranquilla. L’esperienza pugliese finisce quando arriva una nuova chiamata dall’Abruzzo: tra il 1937 e il 1940 Zulli si accasa a Popoli per tre stagioni.
All’epoca quella di Popoli non è una squadra qualsiasi, bensì una delle più competitive della regione, grazie al sostegno che arriva dalle floride industrie chimiche della zona. In questi anni, infatti, Popoli rivaleggia con Aquila e Pescara in Serie C, tanto che nel 1938-39 le precede entrambe nel girone C di Serie C. Nella stessa stagione è la sorpresa della Coppa Italia: prima di cedere di misura al Novara futura finalista, ai sedicesimi elimina il Liguria, antenato della Sampdoria allenato da Adolfo Baloncieri, che in quel momento è la vicecapolista della Serie A. E Zulli è tra gli undici in campo che piegano 3-2 i liguri ai supplementari.

Calciatori di Popoli e Liguria prima della partita di Coppa Italia vinta dagli abruzzesi il 25 dicembre 1938
La partita del cuore. Nella seconda metà degli anni ’30, ai Direttòri di zona della Figc viene affidato il compito di allestire un trofeo regionale, sulla falsa riga della Coppa Italia appena rilanciata. Per Abruzzi, Umbria e Marche viene organizzata una Coppa dell’Italia Centrale, destinata a formazioni delle divisioni regionali e squadre riserve delle serie superiori. Nella seconda edizione del trofeo, quella del 1938-39, il programma del terzo turno mette di fronte proprio il Popoli di Zulli e il Lanciano. Per Mario, ça va sans dire, è la partita del cuore.
Sul campo non c’è storia: nell’andata a Popoli, nel fango e sotto la pioggia, i giovani lancianesi tornano negli spogliatoi sotto di sette reti. Non vogliono saperne di tornare nel pantano per buscarne altre e annunciano il forfait. L’ultima cosa che Zulli vorrebbe, perché scatterebbe l’eliminazione a tavolino dei frentani, non si giocherebbe il ritorno e Zulli non potrebbe tornare in città con quella che in Abruzzo è la squadra del momento. Perciò Zulli entra nello spogliatoio e fa di tutto per convincere i giovani lancianesi a tornare in campo: si fa in quattro procurando ricambi e bevande calde. La partita, ahimè, finisce 11-1. Ma i tifosi lancianesi potranno vedere con i loro occhi che nella squadra che ha piegato il Liguria c’è anche Mario Zulli!

Il Lanciano che partecipa al campionato di Serie C 1940-41
Capitano dei rossoneri. Il Lanciano nel 1940-41 torna in Serie C. Il presidente Alberto D’Alessandro si affida all’allenatore casalese Enrico Migliavacca, che porta con sé più d’un piemontese. Della vecchia squadra, come titolare a inizio stagione, resta solo il giovane e promettente Mario Volpe. Ma il capitano non può che essere lui, Mario Zulli, il figliol prodigo che torna a casa, finalmente profeta in patria.
È un campionato difficile e costoso: ci sono i problemi finanziari e logistici per le lunghe trasferte fino in Emilia-Romagna, senza dimenticare la guerra che incalza. Le chiamate alle armi e il budget ridotto assottigliano le fila rossonere cammin facendo. Tra chi lascia c’è anche l’allenatore. Allora Zulli, che gioca ormai mediano laterale, diventa allenatore-giocatore e traghetta la squadra a una salvezza tranquilla. Un traguardo che serve purtroppo a poco: l’anno dopo la società rinuncia al campionato.

La Frentana che si impone nel campionato regionale 1941-42

La Virtus Lanciano 1951-52 allenata da Mario Zulli, sulla destra in giacca e cravatta
"Cespu" Andrea Rapino



